Robin Power: Preferisco la Squadra alla Gloria
C’è una canzone di Cremonini che dice:
“Vorrei essere Robin, e non Batman…”
Questo sono io.
Non cerco la gloria. Non cerco i riflettori. Non cerco di essere “il migliore”.
Cerco di appartenere.
A un team. A un gruppo. A persone che costruiscono insieme.
E so che questa scelta mi rende controcorrente in un mondo che celebra gli eroi solitari.
Ma me ne frega poco.
Il mito dell’eroe solitario (e perché è tossico)
Nel nostro settore c’è una narrativa dominante:
Il Rockstar Developer
- Quello che fa il deploy il venerdì sera con un tweet ironico
- Quello che risolve bug impossibili da solo alle 3 di notte
- Quello che “porta il team sulle spalle”
- Quello che viene celebrato come “il salvatore”
E io odio questa narrativa.
Non perché questi risultati non siano reali. Lo sono.
Ma perché celebrano l’individuo contro il team.
Cosa non vedi nella narrativa dell’eroe
Quello che non ti dicono:
- Il “rockstar” ha fatto il deploy senza avvisare → crisis evitata per fortuna, non per processo
- Il bug “impossibile” esisteva perché nessuno aveva fatto code review
- Il team è “sulle sue spalle” perché lui accentra tutto e non delega
- È “il salvatore” perché ha creato dipendenza da sé stesso
L’eroe solitario è spesso un single point of failure.
Preferisco essere Robin
Robin non è il protagonista. E va bene così.
Robin è:
- Parte di una squadra: Batman + Robin > Batman solo
- Supporto critico: Copre le spalle, integra, completa
- Umile: Non cerca gloria, cerca risultati
- Affidabile: Presente, costante, fidato
Robin Power è riconoscere che insieme si vince.
Il mio approccio al lavoro
Non mi interessa:
- ❌ Essere “il migliore” del team
- ❌ Ricevere tutti i complimenti
- ❌ Avere il mio nome su tutto
- ❌ Essere indispensabile
Mi interessa:
- ✅ Appartenere a un team che funziona
- ✅ Contribuire al successo collettivo
- ✅ Supportare chi ha bisogno
- ✅ Costruire insieme qualcosa di solido
Non “io ho fatto”. Ma “abbiamo fatto”.
La stampante multifunzione degli anni ‘90
C’è una metafora che uso spesso (e che fa ridere i miei colleghi):
Sono come una stampante multifunzione degli anni ‘90.
Sai quelle stampanti che:
- Stampano
- Fotocopiano
- Scannerizzano
- Faxano (sì, esistevano i fax)
Fanno un po’ di tutto. Non perfettamente. Ma in modo affidabile.
Il problema
Quando chiedi a una stampante multifunzione di:
- Stampare 500 pagine
- Scannerizzare 200 documenti
- Inviare 50 fax
- Tutto insieme, ora, subito
Si inceppa.
Non perché sia difettosa. Ma perché non puoi chiedere tutto contemporaneamente senza riconoscere il carico.
Io funziono così
Posso fare:
- Troubleshooting infrastruttura
- Automation e scripting
- Supporto al team
- Documentazione
- Mentoring junior
- Project management
Ma non tutto insieme, tutto il tempo, senza pausa.
E quando qualcuno chiede tutto contemporaneamente senza riconoscere il carico, mi inceppo.
Burnout da “sempre disponibile”
Per anni ho cercato di essere sempre disponibile.
- “Certo, lo faccio io”
- “Nessun problema, ci penso”
- “Tranquillo, ti aiuto”
Sempre. A tutti. Per tutto.
E mi sono bruciato.
Perché essere Robin non significa essere lo zerbino del team.
La differenza
Robin (sano):
- Supporta quando serve
- Dice “sì” quando può
- Dice “ora no, ma dopo sì” quando il carico è troppo
- Ha confini chiari
Zerbino (tossico):
- Dice sempre “sì”
- Non comunica sovraccarico
- Si brucia per non deludere
- Non ha confini
Ho imparato a essere Robin, non zerbino.
Ringraziamenti (perché non si vince mai da soli)
Nel post LinkedIn originale, ho ringraziato 6 colleghi per nome.
Non per formalità. Per gratitudine vera.
Perché questi colleghi:
- Mi hanno insegnato cose che non sapevo
- Mi hanno supportato quando ero in difficoltà
- Mi hanno fatto ridere quando il lavoro era pesante
- Mi hanno tenuto alto lo standard senza farmi sentire inadeguato
- Hanno condiviso il peso invece di guardare
Questi sono i Robin con cui voglio lavorare.
Gentilezza attiva (non passiva)
Essere Robin non è essere passivo.
Gentilezza passiva (inefficace)
- Non dico niente quando vedo problemi
- Evito confronti per “non creare tensione”
- Accetto tutto per “andare d’accordo”
Risultato: Problemi non risolti, team disfunzionale.
Gentilezza attiva (efficace)
- Segnalo problemi con rispetto
- Confronto costruttivo: “Vedo questo problema, propongo questa soluzione”
- Dico “no” quando necessario, spiegando perché
Risultato: Team sano, problemi risolti, relazioni solide.
Essere Robin significa gentilezza attiva, non rinuncia al confronto.
Controcultura: Non voglio followers
Viviamo nell’era dei social. Followers, like, engagement.
E io non li cerco.
Non posto per:
- Aumentare il personal brand
- Avere migliaia di follower
- Diventare “influencer IT”
Posto per:
- Condividere ciò che imparo
- Connettermi con persone simili
- Contribuire alla community
Se ho 100 follower ma sono 100 persone reali con cui scambio valore, è meglio di 10.000 follower passivi.
No eroi, ma compagni
Non voglio eroi nel mio team. Voglio compagni.
Eroe (tossico)
- Salva il giorno da solo
- Non condivide conoscenza
- Accentra tutto
- Crea dipendenza
- Se va via, il team crolla
Compagno (sano)
- Risolve problemi insieme al team
- Condivide conoscenza attivamente
- Distribuisce competenze
- Crea autonomia
- Se va via, il team continua (e lo ringrazia)
Il compagno costruisce team resilienti. L’eroe costruisce single point of failure.
Supporto vero vs supporto di facciata
Supporto di facciata:
- “Bravo!” (senza sapere cosa hai fatto)
- “Se hai bisogno, chiamami” (ma mai disponibile)
- “Siamo un team” (ma ognuno per sé)
Supporto vero:
- “Ho visto cosa hai fatto. Figata, come hai risolto [dettaglio tecnico]?”
- “Vedo che sei in difficoltà. Ti affianco oggi pomeriggio?”
- “Abbiamo questo problema. Ragioniamoci insieme.”
Il supporto vero costa tempo, attenzione, presenza.
E vale ogni secondo.
Lezioni chiave
- Preferisco appartenere che brillare → team > gloria personale
- Robin è una scelta, non una mancanza → supporto è potere
- Dire “no” protegge il team → burnout aiuta zero persone
- Gentilezza attiva > gentilezza passiva → confronto rispettoso è sano
- No eroi, ma compagni → resilienza > dipendenza
A chi dedico questo
Ai colleghi che supportano in silenzio
Voi che:
- Risolvete problemi senza cercare applausi
- Aiutate junior senza aspettare riconoscimenti
- Tenete in piedi l’infrastruttura mentre altri brillano
- Siete Robin
Vi vedo. Vi apprezzo. Siete il vero backbone del team.
Ai team lead che valorizzano la collaborazione
Voi che:
- Celebrate i successi di team, non individuali
- Create spazio per tutti
- Riconoscete il contributo silenzioso
- Costruite squadre, non orchestre di solisti
Continuate così. State cambiando la cultura.
A chi si sente “meno” perché non è Batman
Non sei “meno”. Sei diverso.
E il mondo ha bisogno di più Robin e meno Batman.
Perché Batman da solo fa un sacco di danni. Robin + team cambiano il mondo.
Conclusione
Non voglio essere Batman.
Non voglio salvare il giorno da solo.
Non voglio i riflettori.
Voglio appartenere.
A un team. A persone che costruiscono insieme.
Che si supportano. Che condividono successi e fallimenti.
Che quando uno cade, gli altri lo tirano su.
Voglio essere Robin.
E se questo mi rende meno “rockstar”, pazienza.
Preferisco essere un compagno affidabile che un eroe solitario.
A tutti i Robin là fuori: siete visti. Siete apprezzati. Siete essenziali.
Continuate a essere supporto. Continuate a costruire insieme.
Insieme si vince.
🦫🤝
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