Padre, ZX Spectrum e l’Origine di Tutto
18 anni.
18 anni senza di te, papà. E ogni volta che accendo un computer, sei lì.
L’inizio: 5 anni e un mondo da esplorare
Avevo 5 anni quando mi hai messo davanti a quello ZX Spectrum.
Tastiera gommosa, colori accesi sullo schermo, un ronzio familiare all’accensione.
Non sapevo leggere bene. Non sapevo nemmeno cosa fosse un “programma”. Ma tu mi hai detto:
“Premi questi tasti in quest’ordine. Poi premi ENTER. Vedrai cosa succede.”
E successe magia.
LOAD ""
Il suono del caricamento dalla cassetta. Quel fischio stridulo che oggi farebbe scappare chiunque, ma che per me era musica.
Aspettare 10 minuti che un gioco si caricasse, sperando che la cassetta non si impallasse a metà.
Tu accanto a me, paziente. A volte aggiustavi il volume del registratore. A volte riavvolgevi e ricominciavi da capo.
Zero frustrazione. Solo calma.
Avevi già la modalità capibara, papà. E non lo sapevi.
Imparare sbagliando
Mi hai insegnato che:
- Sbagliare è normale: “Riprova. Vedi cosa cambia.”
- Leggere i messaggi di errore: “Cosa dice? SYNTAX ERROR? Allora hai scritto qualcosa di sbagliato. Controlla.”
- La pazienza vince sempre: “Non si impara in un giorno. Ci vuole tempo.”
A 5 anni, debugging in BASIC. Senza saperlo.
La lezione più grande
Non mi hai mai detto “è troppo difficile per te”. Non mi hai mai allontanato dalla tastiera con un “lascia fare a me”.
Mi hai lasciato provare.
Mi hai lasciato sbagliare.
Mi hai lasciato imparare.
E quando finalmente il programmino funzionava (anche se era solo un “PRINT 10 + 10”), mi hai detto:
“Bravo. Hai capito.”
Non “bravo, sei un genio”. Non “bravo, sei il migliore”.
Solo: “Hai capito.”
Perché quella era la cosa importante. Capire. Non vincere, non brillare. Capire.
Il seme piantato
Quel ZX Spectrum ha piantato un seme.
Un seme che è cresciuto in:
- Centinaia di notti passate a smanettare con Linux
- Migliaia di righe di codice scritte (molte pessime, alcune buone)
- Decine di infrastrutture tenute in piedi
- Un approccio al lavoro che mi ha portato dove sono oggi
Ma soprattutto, quel seme ha generato una filosofia:
- Calma di fronte ai problemi
- Curiosità senza paura di sbagliare
- Pragmatismo sopra l’hype
- Imparare facendo, sempre
18 anni dopo
Non ci sei più da 18 anni, papà.
Ma ogni volta che:
- Risolvo un bug difficile
- Insegno qualcosa a un junior
- Tengo la calma quando tutto va in fiamme
- Mi metto davanti a una tecnologia nuova con curiosità
Ci sei tu.
Quella tastiera gommosa. Quel LOAD "". Quella pazienza.
Il regalo più grande
Non mi hai lasciato soldi. Non mi hai lasciato proprietà. Non mi hai lasciato un’azienda.
Mi hai lasciato:
- La curiosità
- La pazienza
- Il coraggio di provare
- L’umiltà di sbagliare
- La calma operativa
Mi hai lasciato il capibara mode.
E questo vale più di qualsiasi eredità materiale.
Grazie
Grazie per quello ZX Spectrum.
Grazie per la pazienza.
Grazie per non aver mai detto “sei troppo piccolo”.
Grazie per avermi insegnato che i computer non sono magia, ma logica. E che la logica si può imparare.
Grazie per essere stato il primo SysAdmin che abbia mai conosciuto, anche se all’epoca non sapevo nemmeno cosa significasse.
Grazie, papà.
Questa carriera, questo approccio al lavoro, questa calma di fronte ai problemi…
È tutto merito tuo.
A chi ha avuto un mentore, un genitore, un insegnante che ha piantato il seme: non dimenticate mai di ringraziare. Anche se non possono più sentirti.
A chi è quel mentore oggi: sappiate che state cambiando vite. Un gesto, una parola, un computer messo nelle mani giuste al momento giusto può cambiare tutto.
🦫
In memoria di mio padre. 18 anni senza di te. Una vita con il tuo insegnamento.
